POSTATO IL 7-08-2013 DA Leonardo


Foto_fiera-Bolsena

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Domenica sera si è conclusa “Di Tuscia un po’ – Libri”, la i^ Fiera del libro degli editori della Tuscia.

Archiviato l’evento e la stanchezza, ci sembra doveroso buttare del nero sul bianco, provare a fare qualche riflessione e ad immaginare qualche proposta, con l’obiettivo bello chiaro in mente di garantire alla Fiera un futuro il più possibile solido e duraturo.

Organizzata nell’ambito della manifestazione enogastronomica “Di Tuscia un po’”, che ha avuto luogo a Bolsena (VT) nei giorni 2, 3 e 4 agosto, “Di Tuscia un po’ – Libri” si è presentata come un embrione di Fiera del libro degli editori della Tuscia, un primo tentativo di raccogliere in un unico momento, in una manifestazione corale, le imprese editoriali attive sul territorio della Tuscia.

Le case editrici che hanno partecipato all’evento (Annulli Editori, Edizioni Archeoares, Città di Bolsena Editrice, Massari Editore, Edizioni Penne & Papiri, ed Edizioni Sette Città) si sono divise a metà tra lo spazio espositivo di Via Cavour e l’Auditorium Comunale, che ha ospitato le conferenze, le presentazioni di libri e le degustazioni, dando vita ad un evento culturale di dimensioni evidentemente modeste (perché modeste erano le risorse economiche a disposizione) ma di grande valore, un’iniziativa nuova, viva ed eccitante, che ha avuto il merito di presentare per la prima volta al pubblico (cittadini e turisti) una realtà, quella della produzione editoriale, in continuo movimento ed espansione.

Per motivi di spazio e di tempo (i soliti tiranni sanguinari) non è stato possibile organizzare una Fiera più grande, che potesse ospitare tutte le realtà editoriali attive sul territorio. Allo stesso modo, le limitate risorse economiche a disposizione (provenienti al 100% da autotassazione), hanno certamente influito sulle capacità di pubblicizzazione e presenza sul territorio, risollevate comunque in modo più che degno dall’impegno profuso “sul campo” dagli organizzatori e dagli espositori.

Pur con i suoi evidenti limiti, “Tuscia Libri” (la manifestazione ha bisogno di un nome serio, sarà il caso di iniziare a fare brainstorming, no?) ha tenuto il colpo, riuscendo a regalare alla cittadinanza un evento di alto valore culturale, che ha richiamato studiosi interessati e semplici curiosi, autori validissimi, editori oltremodo testardi e passionari (due qualità che non dovrebbero mai mancare a chi decide di fare cultura) e inguaribili lettori nella cornice suggestiva del centro storico di Bolsena per discutere, ascoltare, leggere e scambiarsi storie ed opinioni.

La sfida, ora, è guardare avanti, immaginando per il prossimo anno, se riusciremo ad organizzarla, una manifestazione più grande e inclusiva, che sia in grado di espandersi alle case editrici rimaste fuori dai giochi e, magari, alle realtà librarie indipendenti sparse sul territorio; cercando sponsor interessati che siano in grado di fornire le risorse economiche di cui la manifestazione (soprattutto se pensata in grande) necessita per autosostentarsi; cercando una location migliore, che sia in grado di ospitare un numero maggiore di espositori e un numero ancora più grande di presentazioni e conferenze; cercando, infine, anche nuovi partner, perché no?

Da parte nostra, inizieremo già dai mesi di settembre e ottobre a muovere i primi passi in questa direzione, esplorando la volontà di partecipazione di case editrici e librerie della Tuscia, e cercando di costituire con loro un coordinamento di persone che si prenda in carico l’organizzazione dell’edizione 2014.

Vorrei terminare questo post ringraziando coloro che hanno reso possibile l’organizzazione di “Di Tuscia un po’ – Libri” (nominarvi tutti sarebbe oltremodo gravoso, ma sentitevi pensati), gli editori e gli autori che hanno deciso, convintamente, di legare il proprio nome alla Fiera, i nostri compagni di viaggio (i.d. le aziende espositrici e gli artigiani della Fiera enogastronomica “Di Tuscia un po”) e tutti coloro che hanno seguito e partecipato agli eventi culturali in programma. Ci vediamo l’anno prossimo.

Leonardo Annulli

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