Tre libri sui confini, per attraversarli

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Non l’abbiamo premeditato. È lo spirito del tempo che spinge in quella direzione.

Il rinnovato interesse economico e politico verso i confini e le frontiere è un fatto che dobbiamo dare per assodato. La tendenza, nelle relazioni internazionali e in special modo nell’agire politico delle grandi potenze globali e regionali, verso la difesa ottusa dei confini e la loro espansione aggressiva è fin troppo chiara. Russia, Stati Uniti e Israele sono i colpevoli più noti, ma purtroppo non gli unici.

Se i sistemi economico e politico vanno in quella direzione, della chiusura identitaria e dell’espansione territoriale, le sovrastrutture culturali non sono da meno e li accompagnano. La geopolitica è tornata in auge e con essa l’antica e pericolosa favola dello spazio vitale, che si vorrebbe garantito non già solamente agli individui ma anche alle entità statali. È un’idea, questa, che pare aver colonizzato le menti di molti. La sovranità – e ancor di più il suo parente scemo, il sovranismo – sono ovunque e il confine sta diventando l’orizzonte del senso comune e dell’immaginazione, calato dall’alto.

A prova di ciò, la traccia dell’esame di Maturità di quest’anno che partiva da una citazione del libro I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, del sociologo Frank Furedi. Il tema specifico dell’estratto erano i confini generazionali, non quelli territoriali, ma proprio questo uso «non convenzionale» ci dice molto su quanto il concetto sia penetrato nella contemporaneità.

È dunque normale, e per certi versi opportuno, che il confine sia pure tornato al centro dei dibattiti, degli interessi di studio e di ricerca, perché la discussione e la comprensione sono sempre degli ottimi primi passi.

Nel nostro campo editoriale, dove la storia e la filosofia sono di casa, e nel nostro perimetro principale di azione, la Tuscia, il tema del confine e del suo attraversamento è sia «naturale» che urgente. Ci è sembrato dunque doveroso, l’anno scorso, dare il nostro piccolo contributo all’organizzazione di «Confini – festival lungo i margini», che si è svolto a Proceno (VT), paese di confine per eccellenza, sotto la direzione artistica di Sara Del Bello e Luciano Dottarelli. Come ci è sembrato naturale che il comitato provinciale di Viterbo dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, autore collettivo dei nostri Quaderni, organizzasse un convegno-pubblicazione sulle storie di confine di questa terra nel decennio preunitario. Ancora, abbiamo accolto con favore la proposta dello storico Enrico Fuselli – grande esperto della materia e già autore de Il respiro del confine – di pubblicare un libro affine a quello ma concentrato sulla città di Orte.

È arrivata dunque l’estate del 2026 e abbiamo aggiunto al catalogo tre nuovi libri che hanno come tema i confini. A leggerli e studiarli, e ad annaffiare i semi di discorso che vi si leggono tra le righe, ci si accorge che questi confini hanno diverse sfumature, che il tracciarli può essere un’arte ma anche e soprattutto il frutto di una relazione di potere; che sono porosi e che il loro attraversamento è la norma, anche se viene spesso trattato come deviazione; che i confini hanno un legame molto stretto con l’abitare, con la vita umana e animale, con la natura, con il camminare; che possono sì separare ma rappresentare anche dei punti di contatto; che le linee di separazione a volte contano e a volte sono evanescenti, e via così. Vi invitiamo a leggerli questi saggi, perché le sfumature, come quelle dei colori di un disegno all’acquerello, sono sempre importanti e rivelano varchi che possono aiutarci ad attraversare. E vi invitiamo, infine, a partecipare alla seconda edizione del festival Confini che si terrà questo fine settimana di nuovo a Proceno. Abbiamo almeno un libro sui confini da presentarvi.

(il disegno di copertina è di Francesca Piciacchia)

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